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Bruno non vorrebbe pensarla così.
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Aveva fortemente rifiutato l'ipotesi di continuare a crescere in una città come Pisa.
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Nel progetto di fuga aveva stabilito gli obbiettivi da raggiungere: famiglia, apertura mentale, senso artistico, offerta ludica, prospettiva professionale.
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Tutto ciò che una delle quattro celebri repubbliche marinare non gli garantiva, gli veniva mostrato, a 97.20 metri da terra, da una delle due torri gentilizie.
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Avrebbe potuto ri-abbracciare suo fratellino, vivere una città in continuo fermento da un punto di vista artistico, divertirsi nel tempo libero e sognare un'evoluzione del suo curriculum vitae professionale.
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Condizionali messi in moto da un'intensa voglia di rinnovamento, da uno schizofrenico tentativo di fuga dall'apatia che regnava in terra etrusca.
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Condizionali in gran parte traditi, però, dall'analisi realistico-pratica dei suoi primi 188 giorni nell'ex Bononia.
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Dettagliare non avrebbe senso.
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"Postillare" che l'unico obbiettivo raggiunto con successo è stato quello di stare vicino ad una delle persone che ama, invece, un senso, ce l'ha.
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Il dato di fatto è, poeticamente, solo uno: Bruno non si sente desiderato.
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Sentimento evidenziato da un'incursione improvvisa, forte e decisa di una potenza di sempre.
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La stessa grandezza che colonizzò lo stesso territorio nel 189 a.c. e sterilizzò l'imponente dominio gallico: Roma.
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In soli due mesi, questo simbolo di magnificenza nazionale, è riuscita ad aspirare i progetti fumosi di un quasi trentenne che ha ancora tanto da imparare dalla vita.
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In rapida successione l'ha emozionato facendogli conoscere, per la prima volta, l'AMORE e sconvolto proponendogli un futuro professionale certo.
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Bruno non vorrebbe pensarla così ma così è.
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Bologna non l'ha mai voluto; Roma lo attende a braccia aperte.


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